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DALL 11 AL 17 DICEMBRE 25 CINEMA CENTRALE DI VAI TORINO DUE FILM ..IL SECONDO E’ STREPITOSO..”LA VITA VA COSI”….
“Bus 47”, il film diretto da Marcel Barrena, si svolge a Barcellona nel 1978. Durante la Transizione Democratica, le periferie della città vivono ancora ai margini del cambiamento. Il Consiglio Comunale, ignorando le comunità di immigrati che abitano le colline, sostiene che gli autobus non possono raggiungere il quartiere di Torre Baró, perché le strade sono troppo strette e pericolose.
Ma Manolo Vital (Eduard Fernández), residente del quartiere e autista della compagnia di trasporti pubblici TMB, decide di smentire quella menzogna con un gesto audace. Al volante dell’autobus della linea 47, dimostra che è possibile arrivare fino in cima a Torre Baró. Il suo atto di disobbedienza pacifica diventa simbolo di una battaglia collettiva per la dignità e l’inclusione. Il film racconta la storia vera di un uomo, di un autobus e di un quartiere dimenticato. Ma anche quella di molte comunità nate negli anni Cinquanta ai margini delle grandi città spagnole, formate da immigrati che dopo aver lasciato le proprie terre, costruirono con le proprie mani le case in cui vivere.
Negli anni Settanta, molte di quelle zone non erano ancora riconosciute come parte della città, mancavano acqua, luce e servizi di base. L’impresa di Manolo Vital e dei suoi vicini non è solo la storia di un quartiere che conquista il diritto di essere raggiunto da un autobus, è anche il racconto di un movimento popolare che dal basso, trasformò Barcellona e cambiò per sempre le sue periferie.
“La Vita Va Così”, il film diretto da Riccardo Milani, è ambientato in un angolo meraviglioso della Sardegna che resiste al capitalismo sfrenato e racconta la storia di una comunità costretta a un bivio drammatico: scegliere tra il sogno di avere un lavoro stabile e la necessità di difendere il proprio territorio e la propria identità.
Alla soglia del nuovo millennio, due destini lontani si scontrano su una lingua di costa ancora incontaminata nel sud della Sardegna. Efisio Mulas è un pastore solitario, custode silenzioso di un tempo che sembra non esistere più. Vive lì da sempre, tra il mare e i suoi animali, nella piccola casa dove è nato.
Dall’altra parte c’è Giacomo, Presidente di un potente gruppo immobiliare, simbolo di un’Italia lanciata verso il futuro. È deciso a trasformare quella costa in un resort di lusso.
Al suo fianco Mariano, capo cantiere e uomo pratico, ha il compito di convincere Efisio a cedere quell’ultimo lembo di terra.
Tra questi mondi inconciliabili si muove Francesca, la figlia di Efisio, divisa tra le sirene del cambiamento e l’appartenenza alla propria terra. Quando Efisio rifiuta l’ennesima offerta milionaria, la trattativa si trasforma in una battaglia legale nella quale entra in scena Giovanna, una giudice nata e cresciuta in quei luoghi chiamata a dirimere il conflitto.
Mentre le pressioni aumentano e la comunità si spacca tra chi sogna nuove opportunità di lavoro e chi teme di perdere per sempre la propria identità, l’incrollabile “no” di Efisio si carica di un significato collettivo. Forte del valore delle sue scelte e della memoria di chi è venuto prima di lui, Efisio sa che a volte, proprio perché “la vita va così”, bisogna fermarsi e decidere da soli dove andare.
“Un Inverno In Corea”,il film diretto da Koya Kamura, è ambientato a Sokcho, un piccolo villaggio sul mare al confine tra le due Coree. La storia si svolge durante un inverno sospeso nel silenzioso, interrotto solo dal rumore delle onde e dalla vita monotona della Blue House, una vecchia pensione per turisti.
Qui lavora Soo-Ha , venticinquenne franco-coreana, studentessa di letteratura che, tornata da poco in città, cerca di mettere da parte qualche soldo prima di sposare il fidanzato Jun-Oh . La sua quotidianità, fatta di cucina, camere da riordinare e piccoli gesti sempre uguali, viene improvvisamente sconvolta dall’arrivo di Yan Kerrand, un illustratore francese venuto a Sokcho in cerca di ispirazione e di immagini per il suo nuovo libro.
Uomo riservato e malinconico, Yan dice di amare i luoghi che non si rivelano subito, le storie che nascono dai silenzi e dalle solitudini che si incontrano. Proprio come quella che comincia a intrecciarsi tra lui e Soo-Ha. Incapaci di comunicare pienamente in francese, lingua che lei padroneggia a fatica, i due imparano a conoscersi attraverso gesti, sapori e disegni.
Tra il profumo del pesce appena cucinato e l’inchiostro che scorre sulla carta, si costruisce un legame fragile ma intenso, che risveglia in Soo-Ha domande sul proprio passato e sul padre francese che non ha mai conosciuto.
Il cinema ci apetta! Potete prenorae ….
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