CÈzanne Paul (1839-1906). Paris, musÈe de l’Orangerie. RF1960-9.

Cezanne è nato nel sud della Francia, da una famiglia agiata che sostenne solo in parte le sue aspirazioni creative. Lo volevano avvocato. In Provenza, però, il suo destino si definisce indelebilmente con l’incontro del coetaneo Émile Zola, con il quale, durante gli anni di formazione, stringe una forte amicizia basata sulla scrittura, sull’arte e sul pensiero critico. La piccola cittadina natia gli va stretta e il richiamo di quella che fu la culla della cultura moderna, Parigi, lo spinge a trasferirvisi. Qui viene subito respinto dalle Beaux-Arts e ripiega sull’Académie Suisse, ma questo primo inciampo segna la sua strada: conosce nella scuola Monet, Renoir e Pissarro, che influenzano profondamente la sua tavolozza, e grazie ai quali aderisce al gruppo espressionista. La sua natura, però, è quella di un uomo solitario, radicale, ancorato solidamente alla terra: l’impalpabilità di una descrizione rapida non lo rappresenta; lui “voleva fare dell’impressionismo qualcosa di più solido e duraturo come l’arte dei musei”Torna ad Aix e riprende a dipingere in studio: l’esecuzione si fa più lenta e meditata, le figure sono strutturalmente pensate e definite da piani cromatici, non c’è più una prospettiva rinascimentale a definire gli sfondi, ma tutto appare sospeso in campiture non più descrittive. Passiamoa quadri particolari, le sue modelle nude tra i campi come ad esempio le tele rappresentanti  Le Bagnanti, tra i suoi soggetti più evocativi, non rispecchiano minimamente il vero, ma sono solo il frutto della sua immaginazione, del suo personale modo di vedere il mondo; non esprimono il sesso né un’appartenenza geografica, sono create dall’intreccio di pennellate corpose, dai mille ripensamenti che le rendono vibranti ed austere. A questo periodo più maturo la Fondazione Beyeler di Basilea dedica una grande retrospettiva, mostrando dal 25 gennaio, nei lussureggianti spazi disegnati da Renzo Piano, 79 capolavori di Cézanne, metà provenienti dalla straordinaria collezione della fondazione, metà da prestiti privati. Acquerelli e dipinti a olio cadenzano un percorso di opere che spaziano dal 1890 circa all’anno della sua morte, nel 1906, svelandoci ritratti, nature morte con frutta o bottiglie fino agli ultimi paesaggi dove descrive la Montagne Sainte-Victoire, osservata durante passeggiate solitarie. Non vi è nessun disegno preparatorio nei tanti lavori in mostra: il suo è un immaginario costruito con il colore, con limiti ben definiti e macchie tonali, perché per lui “la pittura è libera dal suo soggetto”. Si definisce: “un primitivo, ho un occhio pigro. Ho fatto domanda due volte all’École des Beaux-Arts, ma non riesco a tenere insieme una composizione. Se una testa mi interessa, la faccio troppo grande” e nel frattempo cattura su tela due figure dai corpi grandi e i volti minuti che nella penombra giocano a carte Les Joueurs de Cartes (1883) che si possono ammirare.

Una retrospettiva che incanta e che fa comprendere a tutti chi era questo uomo apparentemente modesto, un uomo di campagna di buona famiglia. L’inventore dell’arte contemporanea, ha cambito la pittura, anche se molti non hanno capito dove fosse la differenza degli Impressionisti…finoa porre le vasi del Cubismo e persino dell’astrattismo.
Prendete il passo del Gottardo dall’Italia e andate a Basilea …Che bei ricordi!!! Quante fiere d’arte internazionali…e li tra Berna, Basilea e Lucerna c dove c’è un grande edificio dell’architetto Jean Nouvelle e il Museo Tinguely.
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GrandPalaisRmn / Patrice Schmidt

Paul CezanneLes joueurs de cartes, 1893–1896Oil on canvas, 47 x 56.5 cmMusée d’Orsay, Paris© Musée d’Orsay, Dist. GrandPalaisRmn / Patrice Schmidt

In esposizione anche innumerevoli autoritratti, sempre definiti con lo sguardo rivolto all’osservatore e la caratteristica barba che tratteggia il volto austero. Non c’è solo cupezza ma anche il bagliore cromatico di sofisticate composizioni di mele e arance, disposte su stoffe, panneggi e piani prospettici schiacciati ma ugualmente profondi. Il colore si compie anche nella veste del Le garçon au gilet rouge, dove un giovane ragazzo dal braccio sproporzionato e dall’espressione assorta, ci ricorda come per Cézanne l’importante non sia copiare ma evocare o nel verdeggiante tumulto di una natura materialmente scomposta nelle vedute dei paesi di Montgeroult. Più si procede nel percorso espositivo e più la stilizzazione del tratto si fa evidente: il colore si frammenta e il disegno — non più preparatorio ma essenza stessa della visione — emerge senza orpelli, come se con il passare degli anni e l’accumulo delle esperienze abbia sentito la necessità di abbandonare la complessità del vero. La vita, tuttavia, resta semplice, e la mostra della Fondazione Beyeler ne restituisce con chiarezza questa risoluzione estrema: un pittore che, spogliando il mondo della sua apparenza, ne ha lasciato affiorare la struttura profonda, consegnandola definitivamente al futuro.

CEZANNE
25 gennaio – 25 maggio 2026 / Fondation Beyeler, Basilea
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