CASA MUSEO BOSCHI DI STEFANO E UN OMAGGIO A GIO’ PONTI: I CUORI DEI PONTI PER SAMBONET. UN RICORDO A CARLO RIVA RE DEI MOTOSCAFI E DELLA CANTIERISTICA DI LUSSO, MORTO POCHE ORE FA NELLA NOTTE

Giò Ponti Roberto Sambonet, Il cuore dei Ponti per i SambonetGio Ponti e Roberto Sambonet un connubio che ha fatto la storia. Al Museo Casa Boschi di Stefano di Milano va in scena “Il cuore dei Ponti per i Sambonet” a cura di Matteo Iannello fino al 7 maggio.

Difficile riepilogare con poche parole la vita e l’opera di Gio Ponti. Ma è doveroso per chi non si occupasse di architettura Architetto, artista, designer, Gio Ponti è stata una delle figure di riferimento per la cultura architettonica del Novecento; straordinario intellettuale, storico direttore delle riviste “Domus” e “Stile”, ha scandagliato il mondo delle arti con vorace curiosità, spostandone spesso i limiti, intrecciando conoscenze e competenze. Infaticabile, Ponti ha lavorato sempre con grandissima generosità, intrecciando rapporti con alcune tra le maggiori personalità del mondo dell’arte e dell’architettura, amicizie in molti casi coltivate quasi quotidianamente con messaggi e lettere disegnate capaci di trasmettere nel tratto sintetico e continuo di una linea sottile l’affetto di un semplice pensiero.

La mostra allestita nella Casa Museo Boschi Di Stefano, nella sala dedicata alle opere di Lucio Fontana, presenta una raccolta di lettere disegnate indirizzate da Gio Ponti a Roberto Sambonet e provenienti dal fondo Roberto Sambonet depositato presso il CASVA – Centro di Alti Studi sulle Arti Visive del Comune di Milano.

Disegni inediti provenienti dai fondi archivistici del CASVA contribuiscono così a definire un nuovo significativo tassello per una storia, quella artistica e architettonica del secondo Novecento, ancora in gran parte da scrivere.

Quando lavoravo in Rai a Milano aveva sempre davanti ai miei occhi la sua abitazione di via Randaccio con il suo timbro indistinguibile sia da un punto di vista della progettazione architettoniche che del design….mi riferisco a quelle guglie che spesso faceva svettare sopra le ville da lui disegnate e a volte anche su alcuni oggetti da lui pensati. Oggi il suo migliore edificio lombardo, il Pirellone (persino attraversato da un aereo amatoriale che lo ferì nei piani alti sfuggendo ai radar di Linate) e i tanti filmati degli interni dei suoi edifici, i suoi piatti classici ed eleganti creati per la buona borghesia, che fanno della sua matita un’opera altamente qualificata, disegni, progetti, riviste…non lasciano dubbi come altri importanti edifici…..ma per finire la frase, è stato privato dalla sua funzione. Da sede regionale a non si sa bene che cosa…spesso chiuso, mentre orripilanti edifici in vetri senza una forma architettonica , come la nuova Regione della Lombardia pensata da Pei e Caputo, un orrido come orrido è il complesso dell’Isola e delle Ex Varesine. Là dove c’erano antichi quartieri.

Per tornare a Ponti di cui a Venezia ho recentemente visto una bella collezione di vetri e vasi disegnati da Ponti, l’architetto e professore Marco Albini , mi raccontava i rapporti che intercorrevano tra suo padre Franco Albini; Albini padre imparò a disegnare e progettare proprio nello Studio Ponti. Tutti in camice bianco con gli motoscafo Rivadownloadelastico ai polsi per salvarsi le camice dai colori e dalla matita del disegno su carta e lucidi. Ho rivisto recentemente a Torino anche un bel filmato d’epoca a Palazzo Madama dove le sue ceramiche hanno avuto una sala apposita per essere ammirate e mentre scorreva quel filmato ricco anche di racconti di Ponti, si vedeva l’architetto con lo stesso Albini, Janneret…e tanti colleghi internazionali. Da ammirare i suoi numerosi arredi d’interni e la sua casa milanese modernissima , ricca di soluzioni, pareti mobili, finestre, piante, mobili, tavoli, sedie , divani, di una strana semplicità ma di una funzionalità geniale dove il rapporto tra spazio interno ed esterno erano pensati con un disegno minimale e allo stesso tempo complesso e sorprendente. Una vera modernità!

Apprendo proprio questa sera , per l’esattezza qualche ora fa dall’agenzia di stampa italiana ANSA che è morto Carlo Riva, il Re dei motoscafi, del lusso, di produzione limitata del Made in Italia che ha  fatto sognare milioni di italiani e non solo, eccellenze di una cantieristica della quale forse il nome che spicca di piu’ si chiama “Acquarama”. Persino la Brigitte Bardot ne possedeva uno suo che teneva fermo al pontile della sua villa a Saint Tropè. Ma questa notizia merita un capitolo a parte e sempre di arte , progettazione e design si parla.


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