FACCIA STAMPATA O CARTA STAMPATA I GIORNALISTI SONO TRAGHETTATI SULLE TV E NON SI VENDONO PIU’ GIORNALI…

Cari lettori ecco al tragedia che sto per annuncairci.Non riguarda sola la categorai giornalistica ma l’informazione generale…sempre piuì povera e confusa…..

Da alcuni anni a questa parte, il cosiddetto giornalismo scritto, la carta stampata, per intenderci, quotidiana e periodica, è in caduta libera quanto a perdita di copie e di consenso.

Al di là delle cifre ufficiali, basta andare al mattino davanti a un’edicola, ormai sempre di meno rispetto alle troppe che hanno chiuso, per vedere come l’acquirente medio di giornali sia una figura tanto rara quanto marcata dalla età: over-quaranta è il caso di dire, anche se gli “anta” in questione tendono sempre più ad alzare l’asticella anagrafica che li riguarda: sessanta, settant’anni…

Sul perché di questa crisi, si sono sparsi fiumi di inchiostro. Schematizzando, lo si può riassumere con una difficoltà a contrastare altri mezzi d’informazione (in primis internet, con tutti i suoi annessi e connessi) sia nei costi, sia nella ricchezza e nell’attualità dei contenuti, e con una perdita di status derivante da giornali sempre più poveri, anche graficamente, e sempre più sciattamente di parte, nonché da quella forma di cannibalismo fai da te che è il giornalismo cartaceo messo on line…

Curiosamente, un riconoscimento dell’antico prestigio perduto, è tuttavia ancora riscontrabile nelle rassegne stampa delle prime pagine dei quotidiani del giorno dopo che a tarda sera corredano l’informazione televisiva, con il relativo corollario di ospiti in studio, anch’essi facenti parte di queta ormai negletta categoria dei giornalisti “di carta”, chiamati a commentarla. E’ un rituale di cui non si capisce bene il significato, ma che è strettamente connesso al fenomeno che ha visto molte “firme” andare ospiti nei talk show televisivi in qualità di esperti, dando vita a una figura che precedentemente non esisteva, ovvero quella dell’ “opinionista  televisivo”, la “faccia stampata” che in qualche modo ha sostituito, sublimandola, la carta stampata di un tempo.

Naturalmente, anche in passato c’era chi andava in televisione a dire la sua in quanto ospite di un programma e anche in passato c’erano programmi, come dire, di infotainment, da Gianfranco Funari a Maurizio Costanzo, per citare due dei suoi conduttori più famosi, dove l’informazione si univa al varietà televisivo nel suo senso più largo. Ma basta guardare un palinsesto attutale e paragonarlo a quello di qualche anno fa per rendersi conto di come il fenomeno  abbia ormai tracimato, nelle reti pubbliche come in quelle private, dando spesso vita a una vera e propria “compagnia di giro” dove le stesse facce passano da un canale all’altro e da una rete all’altra, scelte a volte con una specie  di bilancino che prevede una pluralità di opinioni; altre con un occhio agli ascolti, qualora il prescelto si sia rivelato un volto capace di alzare lo share; altre ancora come una sorte di falange macedone chiamata  a supportare la tesi sostenuta dal conduttore del programma stesso.

Insomma, per certi versi la “firma” di un tempo ha trovato una nuova ragione di vita e di successo in uno degli strumenti, quello televisivo nella fattispecie, responsabili del declino della sua professione e alcuni commentatori prettamente televisivi si sono visti compensati con una tribuna scritta, ennesima conferma di quel prestigio perduto e che però continua ad avere quei suoi quarti di nobiltà di cui avevamo già dato conto.

Questa breve disanima aiuta un po’ a chiarire il senso di questo libro, Faccia stampata, appunto, che non a caso ha per sottotitolo (Giornalisti in tv? Firme in tv? NB SCEGLIERE) degno proseguimento di quel Giganti di carta con cui agli inizi di questo secolo avevamo raccolto fotograficamente il meglio del giornalismo classico. L’intento è di offrire una panoramica scanzonata dei volti, più o meno nuovi, con cui l’informazione italiana cerca di rifare il look a un mestiere che in molti si ostinano a ritenere inutile, ma di cui tutti però continuano a non poter fare a meno. Preso un libro con le migliorei forme e i miei scatti come facei con Gicanti di carta con Ostellino, Mieli, Giordano, Solinas, Del Noce… Ne vale la pena regostrare un fenomeno che co impoverisce come categoria e che toglie molto all’informazione e al piacere di leggere dalla cronaca , alla cultura fino all’economia.


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