L’ARTE DI PROGETTARE ANCHE NEI DETTAGLI. L’ULTIMO SALUTO A MILANO DI UN GRANDE MAESTRO DEL NOVECENTO. LUIGI CACCIA DOMINIONI “CONTRO LO SPIRITO DELLA NUOVA MODERNITA’

caccia-dominioni397ed37b32b3a949598d12364aaaeb066be79ef4 La Basilica di Sant’Ambrogio gremita per dare l’ultimo saluto a uno dei maestri dell’architettura del Novecento che proprio a Milano ha lasciato tracce indelebili. Ieri a circondare il feretro in una piazza dove domina angolare il suo palazzo ricostruito in chiave “moderna” dopo i bombardamenti della guerra, non vi erano solo i parenti, figli (Lavinia, Daria e Antonio), i numerosi nipoti, gli amici e colleghi di sempre, quelli sopravvissuti che con lui hanno progettato il nostro Paese come gli Albini, i Cini-Boeri, Zucca, Gardella, Belgiojoso, Gregotti; ma anche, Ansbacher, Parodi (Studio Quattroassociati), Brandolisio (…ex Studio Rossi), De Lucchi, Bellini,  insieme ai più noti nome della buona borghesia milanese dai Radice Fossati agli Archinto fino Melzi d’Eril e ai Visconti e Rimini.

Caccia Dominioni aveva tre figli, Lavinia, Daria e Antonio, anch’egli architetto, tutti collaboratori di tanto padre ed oggi ancora più vicini. Così quasi silenziosamente si è spento uno dei maggiori protagonisti dell’architettura e del design; ritroso, spesso lo si vedeva dalle vetrate del suo studio chino sulla sua scrivania al piano terra in piazza Sant’Ambrogio a quasi tutte le ore. Non è mai stato un docente e mai ha voluto dirigere riviste del settore importanti come Domus che hanno pubblicato sempre i suoi lavori.

Avrebbe compiuto 103 anni il 7 dicembre.  Nella sua Morbegno, città anche paterna in Valtellina nel 1933 circondata dai suoi amati Grigioni oggi è più che mai lutto, così come a Celerina (S. Moritz) dove possedeva una bella casa del 1700 o a Montecarlo…A Celerina si circondava di amici come Marco Albini, Cesare Rimini, Achille Colombo Clerici, presidencaccia-casaimageste di Confedcaccia-dominioni-poltrona-catilinabdomini3ilizia che dichiara: ”L’armonia era il suo fine. L’ ambiente, diceva, è fondamentale perché si tratta di inserirvi senza contrasti il nuovo manufatto, che ha oltretutto l’obiettivo di valorizzare gli edifici circostanti. E’ un delicato rapporto tra colori, forme, materie, dimensioni, rientranze e sporgenze. Tutto l’opposto delle costruzioni figlie di una cultura globalizzata, buone per Porta Garibaldi come per Dubai”. Lo stesso Gigi Caccia (così’ soprannominato) diceva: “Nella mia vita non sono riuscito a fare due edifici uguali proprio perché gli elementi attorno sono sempre diversi: il sole, le vie di accesso, il quartiere, la veduta, gli alberi, il vento. Tra le molte delusioni c’è quella di una società che assembla pacchianamente valori immortali con le minutaglie del quotidiano”. Francesco Albini ricorda: ”Era molto amico di mio nonno Franco e di mio padre Marco. Con loro aveva in comune una cultura del rigore: sviluppava un progetto partendo dalla pianta e non come avviene oggi che tanti partono dall’apparire di un edificio. Lo sviluppo dello spazio era la qualità stessa dell’architettettura, una qualità che aveva poco a che fare con l’immagine..colori, forme, arredi, design che partivano da un razionalismo arricchito da curve e da particolari, dettagli estrosi.. si può parlare di un razionalismo organico”.

Gigi Caccia aveva un occhio critico su quanto succedeva nel Paese e soprattutto a Milano e nella sua regione: “La migliore borghesia–affermava-ha tentato piu’  volte di dare il proprio contributo allo sviluppo collettivo trovando forti ostacoli se non veri e propri tranelli. Ma bisogna vincere le delusioni e riprendere a fare vera politica, senza puntare esclusivamente all’affermazione professionale. ” . Tornava sempre alle sue montagne (anche nell’ultimo mese di vita)quelle che salgono da Morbegno, nei Grigioni, e caccia-casa-s-ambrogiofcd19fa8932c4354c4474eee1c89cc6alassu’, in quegli antichi luoghi carichi di storia e di leggende come anche a Celerina (S. Moritz): tutti, arrivandovi, potevano esser certi che Gigi era la’ e, contorniato da figli e nipoti, stava silenziosamente contemplando dalla vetrata della sua casa, con i mille pensieri che gli affollavano la mente, al di la’ dei prati incontaminati, il meraviglioso spettacolo de “Las tres Suors” che, stagliandosi nel cielo, gli richiamavano costantemente il pensiero di Dio. Quel Dio che e’ stato sempre presente nella sua vita. Le cene intorno alla “stube” dove per tanto tempo aveva partecipato anche la moglie che lo aveva lasciato da parecchi anni.

Iacopo Gardella figlio di Ignazio lo ricorda accanto a suo padre a lavorare per Azucena; un uomo spiritoso, un burbero benefico, ma non tutto lo amavano per le sue idee…Ma il valore artigianale per i dettagli lo portò come Franco Albini ad essere maestro d’ispirazione al servizio del sociale”. Vittorio Gregotti racconta: “Era il più importante architetto  della seconda generazione  dei razionalisti italiani in grado di studiare il contesto storico dei luoghi, progecaccia-dominioni-galleria-strasburgob78e3565e31ba95d07740d6288374946tti eleganti capaci di confrontarsi con il cuore della città, contro le violenza della attuale modernità come City Life o Garibaldi-Isola. Lo incontrai per l’ultima volta durante una delle sue imperturbabili passeggiate con la bicicletta al suo fianco”. La Poltrona Toro, la lampada Monachella, la poltrona Catilina, il radioricevitore Phonola…e che dire poi di alcuni dei suoi palazzi da quello gigantesco in Piazza Sant’Ambrogio 16 (1947-50), agli edifici con fontana in Piazza San Babila (1996), Piazza Carboni, Piazza Meda fino al palazzo di Corso Monforte 9…”. Gigi Caccia nacque da una famiglia nobile lombarda originaria di Novara. Si laureò nel 1936 con Livio e Pierluigi Castiglioni. Con Corrado Corradi Dell’Acqua e Ignazio Gardella fonda Azucena nel 1947 nata per fare del buon design..i suoi disegni, considerata la sua giovane età venivano corretti da artigiani e di questo Gigi Caccia ha continuato ad andarne fiero.


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