Due grandi personalità del mondo dell’arte internazionale, la direttrice della Peggy Guggenheim Collection di Venezia Karole P.B. Vail e la storica dell’arte e curatrice Sharon Hecker, saranno ospiti al Teatrino di Palazzo Maffei mercoledì 22 ottobre alle ore 17.00 in un incontro aperto al pubblico (fino ad esaurimento dei posti) dedicato alla presentazione – a pochi giorni dalla sua inaugurazione – della mostra in corso al museo veneziano “Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana”.
Si tratta della prima monografica mai dedicata in ambito museale a questo peculiare aspetto della produzione artistica del Maestro, tra i più innovativi e a suo modo irriverenti artisti del XX secolo, di cui Palazzo Maffei custodisce alcune importanti opere, inclusa la bellissima Testa di Medusa: una terracotta smaltata in bicromia nera e grigia del 1938 – 1939 concessa in prestito alla prestigiosa esposizione, tra le 70 selezionatissime opere storiche scelte dalla curatrice.
Famoso soprattutto per le sue iconiche tele violentemente tagliate e bucate degli anni ‘50 e ‘60, Fontana si dedicò infatti anche a plasmare l’argilla: una produzione non meno significativa nel suo percorso, iniziata in Argentina negli anni ‘20 e proseguita poi per tutta la vita.
Accanto a una serie importante di opere su tela di Lucio Fontana in collezione Carlon, Palazzo Maffei espone abitualmente la grande Testa di Medusa nella sala intitolata a “Venere e le altre”, in dialogo con le raffigurazioni antiche della dea dell’amore, di Proserpina, Betsabea o delle figlie di Lot, con le fascinose Cleopatra dei due artisti veronesi Brusasorci (metà del XVI secolo) e Cignaroli (metà del XVIII secolo), ma anche con la Tete de famme con cui Picasso ritrae in una bellissima gouache su carta del 1943 la compagna e fotografa Dora Maar nella fase orami finale della loro relazione.
Medusa racchiude l’approccio dell’artista verso la materia ceramica, modellata con sapienza espressiva e potenza di forma, come se avesse reinterpretato l’iconografia barocca della testa della Gorgone in una chiave rodiniana e picassiana. I rilievi irregolari che ne tracciano il volto conferiscono alla superficie un senso di vigore immutabile pienamente novecentista.
“Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana” invita il pubblico a riconsiderare Fontana non solo come pioniere dello spazialismo e dell’arte concettuale, ma anche come artista profondamente legato alla materia, attento al potenziale tattile ed espressivo dell’argilla. In contrasto con l’immagine consolidata di Fontana come figura solitaria, ipermaschile ed eroica che taglia le sue tele con un cutter, l’esposizione rivela un lato più informale, profondo e collaborativo dell’artista, radicato nella fisicità morbida e plasmato da relazioni durature, come quella con il ceramista e poeta Tullio d’Albisola e la manifattura ceramica Mazzotti di Albisola.
Come afferma la curatrice che a Palazzo Maffei svelerà “l’altro universo” di Lucio Fontana: “L’argilla emerge come un contenitore di sperimentazione vitale, di molteplicità e fertilità”.