E’ MORTO LO STILISTA VALENTNO, L’ULTIMO DEGLI IMPERATORI OGGI 19 GENNAIO 2026

Valentino era nato a Voghera vicino a dove era nata mia nonna che mise al mondo mia madre che ebbe come passione la Lirica e la Sartoria. A Milano i sarti, anche Valentino si trovavano in piazza Cavour o in San Baìbila..Aforava Valentino, la sua linea e il rosso, il colore rosso della sua arte. Con la sua amica Wanda mia Madre ..soprannominata “Tina” lavoro’ in via della Spiga…ricordo i suoi modeòllinia casa e le nostre visita con me piccola in sartoria dove diseganvano abiti da sposa, Pret à porter, tailleurs. le fodere usavano Dallara…quanti cappotti mi ha fatto e i primi anni di università una bella mantella di cachemire…poi con trte figli e la morte di mio padre dovette lascaire il lavoro in via Spiga. Noi abitavamo vicine e tante merende fatte da Taveggia dopo la scuola terminavano nell’atelier rimasto alla signora Wanda. Non è un cas che mia sorell venen battezzata Wanda e la sarta socia di mia mamma la tenne a battesimo….
Ma veniamo al lutto di oggi, la morte di Valentino Garavani. Stupenda la sua mmostra all’Ara Pacis di Roma..me la ricordo come se fosse ieri.
E’ scomparso uno dei protagonisti della couture internazionale che ha conquistato le donne più belle del mondo con le sue creazioni. Diventando, per sempre, icona di un’idea di eleganza senza tempo. La camera ardente sarà allestita nel nuovo spazio PM23 a Roma mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, mentre i funerali si svolgeranno venerdì 23 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, la nota chiesa degli artisti.
Valentino Garavani in uno storico scatto in Piazza di Spagna (courtesy Fondazione Valentino Garavani & Giancarlo Giammetti)
L’hanno chiamato Ultimo imperatore, nuovo Giulio Cesare, re di Roma, ma lui, che non ha mai amato le definizioni, ha sempre preferito essere ricordato più semplicemente come Valentino. E in quel nome, nel suo nome, sono racchiusi 50 anni di storia della moda scritta da chi, di sé, ha detto di essere nato couturier perché nella vita non sarebbe stato in grado di fare altro. Si è spento oggi all’età di 93 anni lo stilista Valentino Garavani, nella serenità della sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari, rende noto un comunicato ufficiale. «Ho realizzato il sogno della mia vita, creare abiti femminili». Una premessa e insieme un’epigrafe per un uomo che ha dato stoffa al sogno e che rimarrà, per sempre, unico. La camera ardente sarà allestita all’interno di PM23, in piazza Mignanelli 23 a Roma, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio dalle 11 alle 18. Il funerale si terrà venerdì 23 gennaio alle ore 11 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri in piazza della Repubblica.

Valentino Clemente Ludovico Garavani, nacque a Voghera l’11 maggio 1932 e fin da piccolo aveva un’idea precisa di stile e di eleganza che emerse nitidamente nell’abito creato per la zia Rosa, proprietaria di un negozio di passamaneria a Voghera in cui, bambino, amava trascorrere pomeriggi giocando con le stoffe. Attratto dall’alta sartoria fin da giovanissimo, dopo aver frequentato l’Istituto di figurinismo di moda Santa Marta di Milano, grazie al supporto degli amati genitori, a 17 anni si trasferì a Parigi per studiare alla prestigiosa Chambre syndacale de la haute couture parisienne.  Divenne poi apprendista da Jean Dessès prima e da Guy Laroche in seguito, nella frizzante atmosfera parigina dei grandi couturier dove capì che il suo destino sarebbe stato quello di creare una maison tutta sua. La moda non era il suo unico interesse, però. Il giovane, che era attratto in maniera magnetica dal bello e dall’armonia, sfruttò il clima effervescente della ville lumière per assecondare quell’irrequietezza interiore che poteva serenamente diventare creatività e stimolo per conoscere universi fino a quel momento meno noti. Fu così che alternava le lezioni di danza dal maestro Violimin e da Vera Krilova a giornate in atelier in cui cominciò a conoscere le primedonne dello stile dell’epoca, comeJaqueline Kennedi che si fece fare l’abito di nozze bianco per sposare l’armatore greco Onassis, Sofia Lorenz che alla notizia e’ scoppiata in un pianto commovente, la Regina di Spagna conserva una grande colleziione dei suoi abiti….Ma chi non ha vestito Valentino? Da Michelle MorganBrigitte BardotJane Fonda, la mannequin Bettina,alla regina Federica di Grecia fino a Maria Felix, ma anche a sperimentare collaborazioni inedite, come quella che lo vide al fianco della Viscontessa Jacqueline de Ribes in veste di consulente per la sua rubrica di moda su un periodico femminile. La lista è lunga.  Valentino aveva un talento unico e ineguagliabile. Eraa un testardo fino dagiovane… La sua testardaggine portarono il giovane ad aprire a Roma, nel 1957, la sua prima boutique in via Condotti: nonostante il debutto deludente, all’orizzonte si profilò l’incontro con Giancarlo Giammetti con il quale nacque un sodalizio sentimentale e imprenditoriale unico: mentre questi si occupava del lato finanziario e organizzativo di quella che era, oramai, una griffe a tutti gli effetti, Valentino si concentrava sulla parte creativa. Un binomio vincente che rimarrà tale e immutato per tutta la vitaSophia Loren e Valentino Garavani (Instagram @realmrvalentino)

I risultati non tardarono ad arrivare quando.  Nel nel 1962, il Marchese Bista Giorgini concesse a Valentino l’ultima ora dell’ultimo giorno di Pitti uomo per presentare i suoi modelli. Gli abiti della collezione autunno-inverno che sfilarono in passerella colpirono oltremodo il pubblico, in particolare i buyer stranieri,  tanto che Giammetti avrebbe ricordato poi di aver passato tutta la notte successiva allo show a scrivere ordini.  E questo fu solo l’inizio dell’ascesa di un uomo il cui nome è divenuto sinonimo assoluto di classe e di raffinatezza, che fu consacrato nell’empireo dei grandi della moda con le due pagine che l’edizione francese di Vogue gli dedicò, prima, e con gli innumerevoli tributi che la stampa d’oltreoceano gli fece immediatamente dopo, comprese le cover di Time e di Life. “Gli americani impazziscono per questo italiano diventato re della moda in poco tempo” scriveva nel 1968 il Woman wear daily dopo un’abbagliante sfilata tutta bianca, tra mantelli e abiti leggermente drappeggiati. E da allora i suoi successi si susseguirono puntuali, stagione dopo stagione, celebrando la femminilità con creazioni che assecondavano il suo estro vulcanico e quell’idea di eleganza raffinata e inimitabile che conquistò, fin da subito, le donne più belle del mondo.

Così per Jaqueline Kennedy, Valentino firmò l’abito in pizzo avorio (1968) con il quale sposò Onassis e sempre a lei dedicò, nello stesso anno,  la sua celebre collezione bianca sulla quale venne impressa come elemento decorativo quella V divenuta il suo logo. Anche questa linea bianca per le spose gli fece cresceere la fama…  Amatissimo da Liz Taylor, che scelse i suoi capi sia per i red carpet che per i suoi numerosi matrimoni, era di Valentino il cappotto a petalo bordato di zibellino che Farah Diba, imperatrice di Persia, indossò durante la sua rocambolesca fuga dall’Iran. First lady e principesse, muse e amiche, altezze reali e star internazionali vestirono rigorosamente Valentino sia nelle occasioni mondane che per le loro nozze in pompa magna. Donne indimenticabili tra cui, a fianco delle principesse Margareth, Chantal di Grecia e Madeleine di Svezia, figurano le attrici più amate di Hollywood: da Jane Fonda, da Julia Roberts a Cate Blanchett, tutte rese ancora più divine dai suoi abiti scenografici e dagli impalpabili drappeggi. Supervisore ne “Il Diavolo veste Prada”, in quanto molti vestiti erano i suoi, il film che bene inerpreto’ la nota artista Maryl Streep e la copragonista l’allora giovane Anne Hathaway. Fu con lui che la moda  preso il volo della  internazionalità,  la sua caratteristica che si stava affermando accanto a tutta italiana della moda  di Italai, uno scenario  che, apartire  degli anni 70, si aprì a settori differenti firmando, per esempio, le divise degli assistenti di volo della Twa e “stipulando, per primo, contratti di licenza con aziende manifatturiere per la produzione e la commercializzazione di prodotti con la sua griffe sui mercati esteri”. Negli stessi anni debuttò con le prime collezioni Valentino uomo e incantò un artista del calibro di Andy Warhol che gli fece il primo di una serie di ritratti iconici che concorsero a trasformare monsieur Garavani in un autentico personaggio.

Proprio a partire dagli anni 70 il successo della maison si misurò con l’apertura di boutique in tutto il mondo (di cui tre solo a New York) e con la prima sfilata a Parigi, in occasione della quale organizzò una serata di gala durante la quale Mikhail Barisnikov danzò la Dama di picche di Cajkovskij…fu l’apoteosi. . Era una vera e propria investitura ufficiale che culminò quando il nome Valentino non identificò più solamente uno stile ma designò anche un colore, quella tonalità accesa tra il carminio, il porpora e il cadmio, il rosso Valentino appunto, che caratterizzava, da sempre, molte sue creazioni. “Il rosso è un colore che mi porto dietro fin dall’infanzia (…). Il rosso è vita, passione, amore, è il rimedio contro la tristezza: penso che una donna vestita di rosso sia meravigliosa, la perfetta immagine dell’eroina”.

Valentino Garavani e Giorgio Armani (courtesy Valentino)

Valentino e Armani, allora dopo Valentino stelal nascente che apri’ a uno stile sciolto e moderno, erano amici,,Assurdo che siano morti a pochi giorni di distanza e durante la moa Moda Uomo a Milano. E se “buyer e clienti lo consacrarono, furono le menzioni ufficiali ad accompagnare Valentino ai sommi vertici della moda”.  Impossibile elencare tutti i riconoscimenti che gli sono stati assegnati, a partire dal 1967 quando ricevette a Dallas il Neiman Marcus award, l’Oscar della moda: nel 1986 ritirò, dal Presidente della Repubblica italiana, Sandro Pertini, la decorazione di Cavaliere di gran croce dell’ordine al merito (mentre nel 1996 fu Francesco Cossiga a nominarlo Cavaliere del Lavoro). Lo stesso Presidente innaugurò  la prima di una lunga serie di mostre celebrative capaci di esaltare il coté artistico delle creazioni del couturier, quell’”Atelier delle Illusioni” in cui erano racchiusi tutti i costumi di scena indossati al teatro alla Scala di Milano dai più celebri cantanti, che si avvalse della regia di Giorgio Strehler.  E se nel 2006 gli venne conferita la Légion d’honneur, la più alta onorificenza della Repubblica francese, lo stilista era da sempre amatissimo oltreoceano: il sindaco di Beverly Hills organizzò addirittura un “Valentino’s Day” donandogli le chiavi della città mentre, il 7 settembre 2011, Valentino fu onorato, presso il Fashion Institute of Technology di New York, con il premio Couture council award 2011. Nel 2017 ricevette l’American academy of achievement del golden plate award, un premio consegnato soltanto a geni come Bill Gates o Rita Levi Montalcini, mentre, nel 2018 a Bruxelles, il “Premio la moda veste la pace” per aver realizzato l’iconico “Peace dress”, un lungo abito bianco (targato 1991) con la parola “pace” scritta in 14 lingue diverse. Un riconoscimento che Valentino ha amato più di ogni altro perché in quell’abito, realizzato negli anni della Guerra del golfo, ha potuto racchiudere la sua idea di fratellanza universale. Il lato più umanitario della moda, quello che univa lo chiffon e le sete all’impegno sociale, era del resto da sempre tra le priorità di un uomo che, sul finire degli anni 80, aveva fondato a Roma “L’accademia Valentino”, promotrice di eventi culturali, sociali e artistici,  e  aveva creato a corollario l’associazione “L.I.F.E.” (lottare, informare, formare, educare) che utilizzava i proventi dell’accademia per il sostegno della ricerca contro l’Aids e alle strutture che si occupavano di malati. Fu generoso come altri grandi della moda oggi scomparsi.

Valentino brillava  sempre di più e venne celebrata “comme il faut”, in occasione del trentennale della sua carriera, a Roma nel 1991 con una serie di manifestazioni che si intrecciarono all’ambiente cittadino, compresa una mostra ai Musei capitolini organizzata dal sindaco e comprensiva di bozzetti originali e di immagini firmate dai più grandi artisti e fotografi, che venne allestita a New York successivamente, registrando un boom di visitatori, e i cui proventi vennero donati al New York hospital per finanziare la costruzione di una nuova ala dell’Aids care center.

Dopo 45 anni di attività, Valentino decise di ritirarsi e lo fece con una festa di tre giorni tra Roma e Parigi degna di un sovrano e inaugurata dalla spettacolare retrospettiva “Valentino a Roma: 45 years of style” all’interno dell’Ara Pacis. Il gala con la regia dello scenografo premio Oscar Dante Ferretti, il Colosseo illuminato di rosso iconico e la sfilata di alta moda con la quale, dopo 17 anni, tornava nella sua città d’elezione, furono l’immagine -simbolo del trionfo di un couturier che aveva scritto 50 anni di storia della moda all’insegna di una bellezza pura e senza compromessi, la cui sofisticata perfezione era sempre stata racchiusa in abiti che celebravano chi li indossava. Il suo negozio di Montenapoleone all’angolo oggi non è come allora dopo la vendita della Maison ma una vena di maliconia, oggi passando davantia quelle vetrine mi ha ricordato i tempi migliori che Milano ha avuto,

A prendere le redini del marchio fu chiamata Alessandra Facchinetti ma, dopo due sole collezioni, la direzione creativa della maison passò a Maria Grazia Chiuri e a Pierpaolo Piccioli, poi al solo Piccioli fino a marzo 2024, quando è stato nominato direttore creativo Alessandro Michele. Mai indifferente al valzer di poltrone ma fedele alla sua scelta di rimanere lontano dal clamore, Valentino Garavani ha continuato a lavorare su commissione, disegnando soprattutto costumi per quella che è stata la sua seconda grande passione, l’opera. Tra le tante collaborazioni, è impossibile dimenticare gli abiti di scena che ha creato, nel 2016, per La Traviata diretta da Sofia Coppola, e, ancora prima, i costumi per l’opera “The dream of Valentino” (1994) ispirata alla vita di Rodolfo Valentino e prodotta dalla Washington opera.

Valentino Garavani tra modelle in Valentino (courtesy Bfc)
Era un uomo riservato, schivo, perfezionista nel lavoro e vero e proprio esteta in tutti gli aspetti della sua esistenza, Valentino è stato un personaggio di cui molti hanno provato a cogliere l’essenza tra film e biografie più o meno autorizzate che hanno incantato il grande pubblico seguendo le fila del racconto di una vita a cinque stelle, tra castelli alle porte di Parigi, chalet a Gstaad e yacht principeschi. Un’esistenza dorata certo, ma sempre sorretta da un grande e meticoloso impegno nel lavoro, che aveva il suo centro nell’ atelier di piazza Mignanelli a Roma da cui sono uscite creazioni meravigliose per principesse reali, popstar mondiali e attrici di Hollywood, quelle stesse davanti alle quali Valentino sognava, fin da ragazzino, di vederle indossare i suoi abiti. Come Saint Laurent “Amo la bellezza, non è colpa mia”: affascinato dalla perfezione, nelle sue creazioni come nelle sue sfilate non sono mai mancati riferimenti al mondo della cultura e dell’arte (KlimtHoffmann e i pittori del Rinascimento soprattutto) e quella capacità di scovare la bellezza nascosta, segno di una sensibilità unica e speciale.  Il suo approccio sofisticato, la ricerca continua dei tessuti più nobili ed esclusivi, il culto per un lusso autentico e per una tecnica sartoriale minuziosa sono solo alcuni dei tratti caratteristici di uno stilista che ha sempre dichiarato di avere cercato di fare delle cose belle per la donna e per l’uomo.

“Fedele a un unico stile e a sé stesso, uomo dal forte carisma e dai modi perfetti, saluta la vita reale ma non potrà mai lasciare la moda. Perché, come amava ricordare lui citando Luigi XV, “Après moi le déluge”. Questo lo ricorda il suo compagno che contribui’ a farlo salire in cima al firmamento. Ma Valentino non volle mai parlare della sua vita privata. Abbronzatissimo e liftato come Armani…voleva sempre l’uktima parola ..persino su dove si era conosciuto con il suo socio e amore di una vita. Simpatico e asssertivo. Altezzoso e umano…Geniale senza dubbi!

La giornalista di Moda Maria Pezzi lo adorava. Ci sono stati tempi in cui i modelli si diseganvano durante le sfilate e colorati. La pezzi era la numero uno, L’adoravo….Addio o arrivederci puntiglioso Valentino!

 


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