PALMA D’ORO E I FIM PIU VISTI DI CANNES 2026..79a EDIZIONE. LA CROISETTE SI SVUOTA E I PREZZI DEGLI ALBERGHI SCENDONO

 

Tre spagnoli in concorso oltre ad Almodóvar (Sorogoyen, Los Javis), Indie dall’America, un doc su John Lennon by Soderbergh, habitué della Croisette che prendono strade nuove. Siete pronti? a vederli al cinema?

 

I film più attesi di Cannes 2026

Victoria Luengo e Javier Bardem in ‘El ser querido’ di Rodrigo Sorogoyen

      Amarga Navidad –Pedro Almodóvar

Dopo il Leone d’oro a Venezia 81 con La stanza accanto, Pedro torna a Cannes (dove ha vinto svariati premi, ma mai la Palma d’oro) con una storia che mischia luoghi (Madrid e Lanzarote), piani temporali, verità e autofiction. Nel cast Bárbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sánchez-Gijón, Victoria Luengo e la Milena Smit di Madres paralelas. Nelle sale italiane dal 21 maggio. In concorso.

    • La bola negr – Javier Calvo, Javier Ambrossi

      Restiamo in Spagna per quello che si preannuncia già come un cult. Il duo di registi noto come Los Javis parte da un’opera inedita di García Lorca di cui restano solo quattro pagine e dalla pièce La piedra oscura di Alberto Conejero. Le vite interconnesse di tre uomini in tre diverse epoche, temi scottanti come sessualità e desiderio, volti fra cui Penélope Cruz, Glenn Close e Guitarricadelafuente. La Queer Palm è già opzionata. In concorso.

    • Coward –Lukas Dhont

      Prima guerra mondiale. Pierre, un giovane soldato belga mandato al fronte, incontra dietro le linee Francis. Nasce un dramma su amore, morte, creazione e distruzione, sullo sfondo di una guerra di uomini. Salto di maturità (e in costume) per il giovane regista degli acclamati Close e Girl. C’è già chi dice che lo ritroveremo agli Oscar 2027: scommettiamo? In concorso.

    • Fatherland – Paweł Pawlikowski

      Premio Oscar per Ida, il polacco Pawlikowski torna a Cannes con il ritratto del rapporto tra lo scrittore Thomas Mann (Hanns Zischler) e sua figlia Erika (Sandra Hüller), attrice, giornalista e pilota di rally. Potrebbe essere il Palm vehicle per Hüller, dopo Anatomia di una caduta e La zona d’interesse sempre più lanciata su scala internazionale: vedi L’ultima missione – Project Hail Mary (e relativo karaoke). In concorso.

  • Fjord-Cristian Mungiu

    Vincitore della Palma d’oro nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni e autore di altri capolavori (tutti presentati a Cannes) come Oltre le colline, Un padre, una figlia e Animali selvatici, il romeno Cristian Mungiu fa il suo esordio in un film girato in lingua inglese starring due nomi übercool come Renate Reinsve e Sebastian Stan. Ma resta fedele al suo cinema duro e profondamente local. In concorso.

  • Gentle Monster – Marie Kreutzer

    Una pianista, una detective della polizia, segreti e storie incrociate. Dopo il sottovalutato Il corsetto dell’imperatrice con Vicky Krieps, l’austriaca Marie Kreutzer torna con una storia contemporanea ma virata sempre al femminile, secondo il suo sguardo analitico. E stavolta dirige due divine di Francia: Catherine Deneuve e Léa Seydoux. In concorso.

  • Histoires parallèles – Asghar Farhadi

    Tra i tanti autori dall’Est (alcuni ancora più a Est come Ryūsuke Hamaguchi e Hirokazu Kore’eda), il più sorprendente potrebbe essere l’iraniano Farhadi, già due volte premio Oscar (Una separazione e Il cliente). Le storie di Isabelle Huppert, Virginie Efira, Vincent Cassel, Pierre Niney e Catherine Deneuve si intrecciano dopo gli attentati parigini del 2015. Il suo precedente progetto “straniero” (Tutti lo sanno con Cruz e Bardem) non era riuscitissimo: andrà meglio? In concorso.

  • John Lennon. The Last Interview-Steven Soderbergh

    L’autore il cui esordio – Sesso, bugie e videotape del 1989 – fu subito (e un po’ a sorpresa) Palma d’oro riporta “in vita” l’ultima intima intervista radiofonica rilasciata da John Lennon e Yoko Ono l’8 dicembre del 1980, poche ore prima della morte del leggendario Beatle. 90 minuti fatti di filmati d’archivio inediti e immagini generate dall’intelligenza artificiale. I cultori (e non solo) già fremono. Fra gli Special Screenings.

  • The Man I Love –Ira Sachs

    Nome sicuro (e un po’ sottovalutato) dell’indie USA, in mancanza quest’anno di grossi Studios sarà Ira Sachs tra i pochi a tenere alta la bandiera a stelle e strisce. Dopo Passages e in attesa di Peter Hujar’s Day (da noi su MUBI a fine mese), il regista racconta la storia di un uomo gay (Rami Malek) nella New York anni ’90 sconvolta dall’AIDS. Nel cast anche Rebecca Hall, Tom Sturridge e Ebon Moss-Bachrach di The Bear. In concorso.

  • Paper Tiger – James Gray

    Altro irriducibile indie d’America e habitué di vecchia data del Festival di Cannes, James Gray (I padroni della notte, Two Lovers) porta tre grandi star (Adam Driver, Scarlett Johansson e Miles Teller) nella New York degli anni ’80. Due fratelli inseguono il l’American Dream ma rimangono invischiati in un pericoloso complotto della mafia russa che terrorizza la loro famiglia. In concorso.

  • Roma Elastica –Bertrand Mandico

    Potrebbe essere il cult o lo “scult” del Festival, ma sulla carta ci incuriosisce anche solo per il cast, che ci riguarda da vicino: accanto a Marion Cotillard e Noémie Merlant ci sono infatti Ornella Muti, Isabella Ferrari, Franco Nero e Maurizio Lombardi. Riprese a Roma e trama da “film-nel-film” su un’attrice 80s alla prese col suo ultimo set. Tra i Midnight Screenings. C!i vediamo a Venezia a fine agosto 2026

 


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