PAUL CEZANNE E LA SUA AIX EN PROVENCE..CELEBRAZIONE E DIPINTI DA TUTTO IL MONDO, ABITAZIONI E STUDIO E LUOGHI SACRI AL MAESTRO DELL ARTE MODERNA

Aix en Provence è uan cittadina bellissima con molti palazzi del 1600 e 1700 da restaurare, il caldo non dava tregua ma le infinite e stupende fondano davano un senso di fresco di di quiete, Per questa celebrazione sono stati investiti cinque milioni di euro , mille metri quadrati di un museo, il Granet, a disposizione, 130 quadri riuniti, numero record, di cui 80 sono olii, 200 addetti per i servizi di accoglienza, informazione, biglietteria, la riapertura e il restauro di due siti storici, la casa di famiglia, l’atelier usato negli ultimi anni di vita. Questo in cifre è il risultato della mostra Cezanne au Jas de Bouffan da poco inaugurata a Aix en Provence (fino al 12 ottobre) a cui, a stretto giro, si dovrebbero aggiungere l’apertura, sempre negli spazi del Jas de Bouffan, di una biblioteca con 5mila libri di storia dell’arte, di cui 800 sono monografie sull’artista, un susseguirsi di colloqui, conferenze, nonché, ogni anno, un “salon” dedicato al libro illustrato d’autore. Unico neo, se così si può dire, di questo “torrente Cezanne” che chiude definitivamente quella maledizione Cezanne” che in vita e a lungo post mortem aveva avvelenato i rapporti fra lo scrittore la sua città, nel nome dell’’incomprensione e del nemo profeta in patria, è l’annunciata pubblicazione delle memorie di una sua pronipote nelle quali si dà sconto delle venalità e delle turpitudini, “degne delle saghe più rocambolesche”, stando a quanto lascia trapelare l’editore Plon, degli eredi che lungo il secolo intercorso dalla morte dell’artista si sono succeduti…Infine una mostra al Pavillon de Vend^ome, celebre palazzo d’epoca di Aix, fa il punto sulle altre due uniche esposizioni con cui la città lo aveva finora celebrato, la prima nel 1956, ovvero nel cinquantenario della morte, la seconda nel 1961. Di quest’ultima va ricordato il furto clamoroso di una delle tele di Cezanne più famose, Les joueurs de cartes: i ladri entrarono da una finestra del primo piano, mentre la conservatrice del museo dormiva tranquillamente nel suo appartamento del secondo. Il dipinto venne ritrovato un anno dopo, in una automobile abbandonata in una strada di Marsiglia. Gli autori del furto sono rimasti sconosciuti.

Nato nel 1839, primogenito di tre figli, origini borghesi modeste, i genitori avevano cominciato vendendo cappelli e borse, a vent’anni Paul Cezanne aveva scoperto di essere ricco. Suo padre, Louis-Auguste Cezanne, si era trasformato in banchiere e come corrispettivo di un prestito concesso si era ritrovato proprietario del Jas de Bouffan, una bellissima “bastide”, con parco e stagno annessi, quindici ettari di terreno in totale, la montagna Sainte-Victoire, “il nostro campanile”, come la definirà più tardi l’artista, che si poteva vedere dalle finestre di casa. Al figlio, che studiava disegno nell’istituto di Aix, il padre aveva allestito un piccolo atelier al secondo paino, ma, soprattutto, gli aveva lasciato a disposizione i muri del grande salone al pian terreno, affinché il ragazzo si esercitasse. Quegli affreschi, quando Cezanne si

CÈzanne Paul (1839-1906). Paris, musÈe de l’Orangerie. RF1960-9.

vedeva più come un decoratore di teatri e di h^otel particulier che pittore da cavalletto, sono stati recuperati e/o riprodotti e ora fanno un po’ da introduzione alla grande mostra ospitata al Musée Granet: scene religiose, paesaggi e una deliziosa “partita a mosca cieca”, a imitazione di Nicolas Grenet, uno dei maestri delle cosiddette “feste galanti” del XVIII secolo.  Compagno di scuola di Emile Zola, Cezanne ritroverà quest’ultimo a Parigi, dove si era a sua volta trasferito per studiare all’Académie Suisse e poi, come copista, al Louvre. E’ del 1864, quando ha venticinque anni, il primo rifiuto del Salon officiel a esporre i suoi quadri, rifiuto che si ripeterà per circa un ventennio, sino al 1882, quando per la prima e unica volta si vedrà ammesso. In quei vent’anni però Cezanne ha già incontrato Pissarro, Manet, ha partecipato alla prima esposizione impressionista e ci ha preso gusto: alla terza, quella del 1877, saranno sedici i suoi quadri esposti. Père Tanguy è il suo primo mercante, più tardi sarà la volta di Ambroise Vollard.

Nonostante Parigi, nonostante Estaque, nonostante Pontoise, dove di volta in volta si trova a vivere, mette al mondo un figlio, si sposa, Jas de Bouffan rimarrà il centro della vita artistica di Cezanne. Lì c’è tutto: ritrattistica familiare, il padre, la madre, le sorelle, lo zio, gli amici; paesaggi e nature morte; gente comune, contadini, artigiani, donne di servizio, semplici lavoratrici. C’è anche il piacere dell’autoritratto, ora con il cappello di paglia, ora con il berretto bianco, ora con lo sfondo rosa…E’ intorno allo stagno del Jas de Bouffan che si situa il ciclo delle Bagnanti, dove non c’è nessuna connotazione mitologica o erotica, ma le curve dei corpi come fossero le ondulazioni di una collina…E’ sul tavolo della grande cucina in stile provenzale che si allineano le pere, le pesche, le ciliege, le brocche e gli amorini immortalati nelle sue nature morte. E le mele, naturalmente, con tanto di Autoritratto e mela, quelle mele così ricorrenti nei suoi quadri che Cezanne stesso, rispondendo a chi gli faceva notare quella preferenza, risponderà che “venivano da molto lontano!”. Addirittura dai tempi della scuola, quando venuto in soccorso del piccolo Emile Zola, oggetto di burle e di spintoni, si era visto ringraziare da questi, il giorno dopo, con un paniere pieno, appunto, di quel frutto…

Fino al 1889, quando il Jas de Bouffan (in provenzale, la stalla del vento) viene venduto, quegli spazi e quei luoghi sono tutt’uno con Cezanne e la Provenza. Non ha bisogno di muoversi da lì e se, come confesserà a un amico, ha cominciato “a vedere la natura un po’ tardi”, da quella natura knon è mai riuscito a staccarsi. “Quando si è nati qui, si è fregati. Tutto il resto non ti dice più nulla”. Per certi versi, il Jas de Bouffan è anche legato indissolubilmente alla figura paterna, un padre che ha sempre creduto nel figlio, al punto, come abbiamo visto, di lasciargli decorare le pareti di casa e mettergli a disposizione uno studio al secondo piano, ma che di cui il figlio ha sempre avuto soggezione, al punto da nascondergli a lungo l’esistenza di una compagna di vita e addirittura di un figlio, costringendosi in pratica quasi a una doppia vita, scapolo fra quelle quattro mura, “ammogliato” una volta varcata la porta d’ingresso…

Oggi la montagna Sainte-Victoire non è più visibile dal Jas de Bouffan. La città è cresciuta disordinatamente intorno, mangiandosi il paesaggio di Cezanne pezzo dopo pezzo. A quella sommità maestosa e insieme minacciosa, dove il rosso-ocra delle rocce alla base fa da contrasto con il grigio delle vette e i giochi d’ombra proiettati fra sole e nuvole, Cezanne dedicherà un’ottantina di variazioni, fra olii e acquerelli, tutti all’insegna dell’immutabilità, ovvero di una temporalità che sole le appartiene. Grand Site de France dal 2004, con oltre 32mila ettari preservati, Sainte-Victoire è in qualche modo al riparo dalla modernità dei tempi, quella modernità di cui il suo centro storico ancora ben conservato, soffre per un eccesso di turismo e il solito svuotarsi delle tradizionali attività lavorative che a esso si accompagna. La mostra celebra insomma una Provenza di Cezanne che è sempre più nei suoi quadri e sempre meno nella realtà di tutti i giorni.

Dopo km a vedere arte e abitazioni appartenute o usate da Cezanne e luighi nei boschi dove il maestr dipingeva sua la Montagna di S. Victoire in una zona ricca di una pietra usata dai romani per afre acquedotti ed altro, chilometri sotto un sole forte per 5 giorni dopo la cema finale con cemcerti, opere italiane, musiac Jazz e filmati mi richiudevo pochi chilomeytri fuori da Aix al Club Sportivo ricco di campi da tennis e piscina e squash, padel, l’orrendo gioco degli americani, saune, spa ecc.

Belli gli ambienti dell ambergo, vri appartamenti di ottimo design simile a quello di Le Corbusier, 2 camere gradissimo bagno, sala con divano modernissimo , consol di pietra con colonne ioniche semore pietra bianca , quadri alla Le Corbusier, pannelli in legno bianco alle pare tu lunghu 3 dal soffitto al pavimento , un quadro fantasico in rilieco a muro fatto lavorando lo stesso con gesso o oiedra tutto bianco in rilievo con modelli geometrici astratti, una bella libreria, oggetti raffinati ma razionalisti e un lungo balcone che da su un bosco con sedie di corda intracciate a legno, poltrone in relta’ e tavoli piccoli in pietra e un taglio del balcone con un muro lungo bianco che scende come vedere un quadro del bosco. Gli stessi tavoli posati su tappeti chairi di grande gusto in sala tra divano e poltrone, tutto bainco, camera spaziose a vetrate stupende panoramiche, aria condizionata perfetta tecnologiacmente parlando e mille prese per ogni uso fatte da un noto design …si chaima Set…..


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