UN POSTO PER GUARIRE DI CEDRIC KAHN, UN FILM FRANCESE CHE PARLA DI PROBLEMI ADOLESCENZIALICESE
In una città franceese , in uno spedale che ha un reparto di neuropicologia che studia i prolemi adolescenziali ospita un certo Enzo che sta per compiere 18 anni reduce da una comunità dove accolltella un educatore per evitare di andare in carcaere, perchè aveva creato un suicidio simulato,
“Ci darà dei guai” dice al suo staff il responsabile del reparto neuropsichiatrico per minori, alludendo al nuovo arrivato. Si chiama Enzo, fra poche settimane compirà diciott’anni, per fuggire dalla comunità dove stava ha accoltellato un educatore e poi, per evitare il tribunale e il carcere, ha inscenato un finto suicidio. Dal punto di vista psichiatrico però è sano di mente. E infatti, pur di fuggire, darà fuoco all’ospedale…”-
“15/18 A Place to Heal, Un posto per guarire”, di Cédric Khan, oggi in concorso alla Mostra, ha il pregio di raccontare l’adolescenza, con i suoi drammi, le sue pulsioni di vita e di morte, i sogni, le delusioni e le ferite nascoste, e il difetto di apparire come una sorta di dejà vu. C’è il bulimico, l’anoressica, il transgender, la ninfomane, la lesbica repressa, il posseduto, il depresso, il ciclotimico e insomma la casistica è completa o quasi. I ragazzi sono bravissimi quanto a recitazione e Cédric Khan un regista che conosce bene il suo mestiere, ma troppi casi non fanno una storia e quando il film, dopo l’incendio all’inizio ricordato, vira verso una sorta di fuga a due, Enzo ed Eloise, non ha gli elementi sufficienti per farla evolvere, al di là del desiderio di libertà che la dovrebbe sostenere.
“Si tratta di una accelerazione narrativa” ammette Khan, in quanto “la fuga riassume perfettamente il cuore del discorso, l’incontro fra pulsione di distruzione e pulsione di vita”.
A Place to Heal vuole altresì sottolineare come il reparto dove questi ragazzi vengono ricoverati e seguiti, ciascuno con patologie psichiatriche diverse, non sia un luogo di isolamento, ma uno spazio collettivo di vita e di lavoro condiviso. Questo, come spiega ancora il regista, “porta alla luce un paradosso che mi ha molto colpito: gli adolescenti pensano continuamente a uscire, ma quando arriva il momento delle dimissioni spesso non vogliono più andarsene”. A giudicare da alcune delle famiglie, padre, madre, fratelli, raccontate nel film, non hanno poi tutti i torti. Tutto capita per caso?!
Un film piu’ adrenalinico che narra la storai della stampa a partire dagli anni Sessanti fino ad oggi. La nascita del quotidiano inglese The Sun, fondato da Murdoch e diretto da Larry Lamb. Un giornale popolare vendutissimo che non solo parla dei fatti di ogni giorno ma mette in prima pagiana scandali, amori, gossip, cronac anera e finanziaria. Il giovane Murdoc h non era un mostro ma un vero rivoluzionario. Pare che che divenne anche baronetto.
Con il passare dei anni dopo o scandolo di Profumo, inizio’ ad occuparsi anche della Casa Reale fino a essere il giornale che ebbe il coraggio di pubblicare foto di Dina e Dodi Al Fayed…Fu la testata che per prima pubblico’ un nudo femmnile. Personaggio controverso, arricchitosi in Australia come allevatore fa della carrira un editore a tutto tondo arrivado anche alla televisione. Uno dei re del digitale terrestre, si dimise da Fox ecc. Il suo nome e i suo prodotti sono in tutto il mondo.
Venne attaccato anche per storie familiari ma ebbe sebbe sempre al suo fianco il direttore Larry Lamb,,,,poi dopo anni venne licenziato a malincuore per un cambio redazionale legato anche alle nuove tecmologie.
Oggi ha superato i novanta anni e regge con fortza anche mille traversie. L’ascesa del magnate non era amato perche rompeva lo schema lo schema in qunato gli australiani venivano considerati dei selvaggi e anche perche sconvolse il monndo editoria per cui esistendo un giornalismo popolare rappresentato dal Mirror che aveva mantenuto un suo decoro.
Sia Inch. sia La ragazza con la Leica, la Taro, rappresentano il complicato rapporto tra notizia , verità e interessi economici e coscienza critica dei reporter. Il film che narra la storia di Gerda Taro e Robert Capa che negli Trenta della Guerra di Spagna fece del reportage di guerra una causa e non una professione. “E? la stampa bellezza!”








