CORREVA L’ANNO 1514 QUANDO DONATO BRAMANTE MORI’ DOPO AVERE COMPIUTO CAPOLAVORI INECCEPIBILI

Donato Bramante morì a Roma il 14 aprile del 1514 ed è sepolta nell’Abbazia di Montecassiano. Proprio a questo genio dell’architettura e dell’arte è stato attribuito il progetto del Chiostro d’ingresso dell’Abbazia. Inizialmente la  sepoltura fu fattanelle grotte vaticane..c’è da dire che la sepoltura non fu poi riytrovata.Donato di Angelo Pascuccio fu apprezzato non sola della Chiesa ma anche dai igniri di Milano come Ludovico il MOro  per molte opere, i chiostri, la canonica, per Sant’Ambrogioper il Tiburio del Duomo di MIlano, Il Castello di Vigevano, stupenda fortezza molto simile al Castello di MIlano , la piazza antistate, ma anche per il Duomo di Pavia.. A Brera a MIlano, nella Pinacoteca possiamo ammirare il Cristo alla Colonna dipinto su tavola del 1490, un capolavoro del Rinascimento Lombardo. Fece la splendida Basilica di ChiaravalleQui aveva creato la “flagellazione del Cristo. Realismo e luce….Fu influenzato dalla Pittura fiamminga e dallo sfumato di Leonardo specie nele prospettive, proprio a mIlano i due si incontrarono, mentre Leonardo lavorava alll’Ultima CEna, il Cenacolo Vinciano davanti alla basilica di Santa Maria delle Grazie, Bramante creo’ per la stessa Basilica in Corso Magenta un grande abside con chiostro interno e fontana. Uno splendore.  A Roma la Basilica di San Pietro in Vaticano,,,altro capolavoro.
La sua scomparsa non cancellò alcune  tensioni, le rivalità e i giudizi contrastanti che avevano accompagnato tutta la sua carriera. Figura centrale del Rinascimento, a cavallo tra Quattricento e Cinquecento, fu tanto ammirato quanto osteggiato, soprattutto negli ambienti artistici più competitivi della corte papale. Ma di questo si puo’ dire nache di Michelangelo, di Caravaggio,…

Sotto il pontificato di Papa Giulio II, Bramante si muoveva con abilità politica oltre che artistica. Non mancavano episodi di scontro con altri protagonisti del tempo, come quelli che ebbe con me, alimentati da ambizioni, gelosie e giochi di potere. Eppure, anche chi lo criticava finiva per riconoscere chealcune opere  la sapeva fare bene.

Nato nel 1444 a Fermignano, Bramante arrivò a Roma nel 1499 dopo la caduta di Ludovico il Moro, presso cui aveva lavorato come ingegnere ducale. Nella città eterna trovò terreno fertile per affermarsi. Dalle Marche a Roma fino a Firenze e Milano.

Fu subito nominato sottarchitetto … da Papa Alessandro VI e, successivamente, divenne il principale architetto di Papa Giulio II. Tra le sue opere più ambiziose spicca il progetto della nuova Basilica di San Pietro, ma anche l’organizzazione dei Cortili del Belvedere, concepiti come un sistema scenografico di spazi terrazzati, fontane e sculture antiche: un vero museo a cielo aperto ante litteram.

Sopra possiami ammirare L’Uomo dell’Alabarda. Il vero colpo di genio, però, si nasconde in un’opera meno celebrata ma straordinariamente innovativa: la scala elicoidale progettata nel 1505.detta del Belvedere.

Commissionata da Papa Giulio II, la scala nasceva come passaggio riservato, pensato per permettere al pontefice di raggiungere comodamente il Cortile delle Statue e la villa di Papa Innocenzo VIII senza attraversare gli ambienti pubblici del palazzo apostolico. Un’architettura funzionale, dunque, ma anche profondamente simbolica.

Stiamo parlando del movimento a spirale o di un cilindro per un’altezza complessiva di circa 21 metri, avvolgendosi in una spirale continua. Ogni giro è scandito da otto colonne, che diventano quattro nell’ultimo livello, creando una variazione ritmica che accompagna lo sguardo verso l’alto.

Questo progetto rivoluzionario è l’uso consapevole della percezione visiva. Le colonne, appartenenti a tre ordini architettonici diversi, si assottigliano progressivamente man mano che si sale. Questo espediente amplifica la sensazione di slancio verticale, trasformando la salita in un’esperienza quasi ascensionale. La spirale non è solo una soluzione strutturale: è un linguaggio di per se stesso, un  metodo. In essa si percepisce il dinamismo del Rinascimento maturo, il desiderio di superare la staticità medievale per abbracciare uno spazio fluido, continuo, quasi cinematografico.

La Scala alla sua morte non era ancora completata. Un disegno del 1532 di Maarten van Heemskerck testimonia lo stato incompiuto dell’opera, che nei decenni successivi perse il collegamento diretto con l’esterno a causa delle nuove strutture difensive. Nonostante ciò, continuò a essere utilizzata come scala di servizio, sopravvivendo alle trasformazioni del complesso vaticano. Ancora oggi rappresenta uno degli esempi più affascinanti di architettura rinascimentale applicata alla mobilità interna degli edifici.

Bramante non fu un personaggio facile, né unanimemente amato. Le rivalità con artisti come me raccontano un’epoca in cui il genio conviveva con l’ambizione più feroce. Spesso i reco a Roma al Chiostro del Bramante per vedere mostre e dall’interno si vedono dai vetri le meravigliose Sibille…

Torniamo alla Scala del Belvedere…La scala elicoidale  ne è la prova. Si tratta di un’opera che unisce ingegneria, estetica e simbolismo in una sintesi perfetta. Un’idea semplice solo in apparenza, ma capace di influenzare secoli di architettura. A oltre cinque secoli dalla sua morte, Donato Bramante continua a far discutere. E forse è proprio questo il segno più autentico della sua grandezza. Del grande Michelangelo ne parleremo quaando sono a Roma.


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